Non è uno stop a farmaci e ormoni per minori con disforia di genere ma è di certo un “giro di vite”, quello dettato dal disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri su proposta di Eugenia Roccella (Famiglia e Natalità) e Orazio Schillaci (Salute).

A spiegare la ratio del provvedimento, una nota del ministero per la Famiglia, la Natalità e le pari opportunità: “Alla luce delle attuali disposizioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e del parere del Comitato nazionale per la Bioetica (Cnb) - si legge -, e in considerazione del dibattito sviluppatosi in materia a livello internazionale e della insufficienza e disomogeneità dei dati sui trattamenti per disforia di genere nei minori sul territorio nazionale italiano – che ha portato all’istituzione di un tavolo tecnico i cui lavori sono ancora in corso - il disegno di legge introduce disposizioni per un efficace monitoraggio dei dati e per la tutela della salute dei minori”.

Il registro Aifa

Nel testo in tre articoli e con clausola di invarianza finanziaria si dispone l’attivazione presso l’Agenzia italiana del farmaco di un registro per la prescrizione e la dispensazione dei medicinali che come la triptorelina - oggi a carico del Servizio sanitario nazionale in modalità off label - hanno l’effetto di bloccare la pubertà e anche degli ormoni mascolinizzanti e femminilizzanti.