Si inceppa per l’ennesima volta il meccanismo dell’accoglienza istituzionale a Trieste. Nelle ultime settimane almeno centottanta richiedenti asilo, incluse famiglie con bambini piccoli e donne sole, sono costrette a sopravvivere per un tempo indefinito in strada prima di ottenere il tetto e il supporto che per legge spetta loro. E questo, alla luce di una recentissima sentenza della Corte di giustizia europea, potrebbe essere l’inizio di una nuova grana per l’Italia.
La distrazione istituzionale nei confronti di chi da Trieste transiti per restare o anche solo per rifiatare – denunciano realtà e associazioni che con il volontariato colmano le lacune di assistenza e accoglienza – è consolidata. Ma negli ultimi mesi, “la miopia si è trasformata in abbandono”.
I fantasmi della rotta balcanica
di Alessia Candito. Coordinamento editoriale Carlo Bonini. Coordinamento multimediale Laura Pertici. Produzione Gedi Visual
A dare il metro di una crisi che peggiora di giorno in giorno sono i numeri. Il 28 luglio risultavano ancora in attesa di un posto in accoglienza - riportano Consorzio italiano di solidarietà, Diaconia valdese, International rescue committee e il Consiglio italiano per i rifugiati - almeno 85 persone, più dieci vulnerabili, generalmente famiglie con bambini piccoli, donne sole o chi necessiti di assistenza sanitaria. Due giorni dopo, il 30 luglio, obbligati a vivere e dormire in strada erano 111 richiedenti asilo (uomini singoli) e 13 casi vulnerabili. Una settimana dopo, i volontari hanno contato 173 uomini, 2 donne sole e 4 nuclei familiari con bambini ".








