Parliamoci chiaro: i produttori umbri del Montefalco rappresentano ognuno un mondo a sé, come le monadi. E bisogna entrare in relazione, cosa non scontata, per conoscerli. Detto questo, Giampaolo Tabarrini è un personaggio assai originale, che ha saputo raccogliere il testimone di una tradizione familiare lunga tre generazioni, inaugurando negli anni Novanta una nuova era per l'azienda. La costruzione della nuova cantina è del 2003, successivamente ampliata nel 2018, ha segnato un ulteriore, importante passo verso l'eccellenza qualitativa. Questa struttura moderna, con la sua caratteristica torre in mattoni, è il cuore pulsante dell'attività, dove si svolgono tutte le fasi della lavorazione, dalla fermentazione all'affinamento, fino all'accoglienza e alla degustazione. Un vero gioiello è la "barrel room", dove le botti riposano in un ambiente suggestivo, con impianto di illuminazione attivabile da remoto e in grado di riprodurre lo spettro della luce solare. E poi i grandi scaffali a muro dove vengono conservate le vecchie annate dei suoi vini, fino all’ultima parete, quella dei “vini degli amici”, perché per Giampaolo la condivisione è un valore imprescindibile.
Baluardo di territorialità, uva regina è il sagrantino, al pari del trebbiano spoletino tra quelle bianche. Riguardo quest’ultimo, è stato fatto un grande lavoro di selezione clonale in collaborazione con l'Università di Firenze, partendo da sole 13 piante produttive all’impianto di nuove vigne di proprietà, capaci di dare continuità a un lavoro sulla varietà iniziato molti anni fa, in maniera del tutto pionieristica.






