Come immagine è tanto efficace quanto impietosa: Donald Trump è "uno schiacciasassi", Ursula Von der Leyen "una monetina" sulla sua strada. Come sia andata a finire, è facilmente intuibile. A sottolinearlo è l'economista Roberto Perotti, che su La Stampa riflette sulla questione dazi e sul vertice di domenica scorsa in Scozia tra il presidente degli Stati Uniti e la presidente della Commissione Ue. Un faccia a faccia letto da molti come una resa incondizionata della esponente tedesca del Ppe.

Secondo Perotti, non è però solo una questione di scarsa leadership di Ursula. Il problema è a monte: una Unione divisa, incapace di avere una politica unitaria dal punto di vista finanziario e industriale, una assenza totale di tattica e di strategia. Al tavolo, la Von der Leyen si è presentata di fatto "senza avere carte da giocare" per mettere spalle al muro Trump. Non una pistola carica o una minaccia, semplicemente una contropartita per strappare al capo della Casa Bianca condizioni migliori del 15% poi pattuito.

MARIO MONTI SCARICA URSULA VON DER LEYEN: "IL CAMPO DA GOLF LA SUA CANOSSA"

"Secondo me la partita sui dazi è persa, anche se è ancora aperta. Il nostro interlocutore storico, g...

L’Europa dipende fortemente dai servizi digitali americani, come il cloud di Amazon, i social media e i motori di ricerca, che rappresentano un export Usa verso l’Ue del valore di 200-300 miliardi di dollari annui. Tassare i servizi, come suggerito da molti, avrebbe rischiato di privare i cittadini Ue di quegli stessi servizi. Un disastro. Per questo Ursula non ha potuto fare altro che accettare un compromesso, perché il 15% è comunque minore e più "assorbibile" rispetto al 30% ipotizzato inizialmente da Washington.