Non sono passati nemmeno due secondi dalla stretta di mano tra Ursula von der Leyen e Donald Trump che la sinistra italiana è partita all’attacco. E all’attacco di chi? Forse di chi era seduto sulla poltrona vicino a quella del Presidente Usa, ovvero la stessa von der Leyen? Oppure magari di chi ha concepito, condotto e infine concluso la strategia negoziale per conto dell’Ue, ovvero la medesima persona di prima? Ma ovvio che no. Per il Pd e compagni la colpa di un accordo giudicato da loro pessimo è, manco a dirlo, di Giorgia Meloni, che, fino a prova contraria, durante la trattativa non era nemmeno in Europa, ma in Etiopia. Posizione senza dubbio curiosa, quella delle opposizioni nostrane, per non dire incoerente, incongruente, contraddittoria. E non solo perché non è stato il governo italiano a dettare la linea dei negoziati, né a condurli; ma perché la stessa sinistra, nelle settimane precedenti, si era stracciata le vesti un giorno sì e l’altro pure appena qualcuno osava solo pronunciare la parola “bilaterale”. «Non possiamo negoziare da soli», dicevano solennemente: «noi, la piccola italietta, non possiamo mica parlare con il gigante cattivo Usa! Serve l’Europa, che è grossa e forte e tutela i nostri interessi (spoiler: non l’ha mai fatto e non lo ha fatto coi dazi). Più Europa nelle trattative!».