Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 16:09

Conquistare la Striscia e incoraggiare l’emigrazione “volontaria” dei palestinesi, in modo che i coloni israeliani possano insediarsi anche a Gaza. La strategia tracciata dal ministro della Sicurezza Nazionale di Tel Aviv, Itamar Ben Gvir, è molto chiara. Un piano che non è certo una novità assoluta nel panorama politico israeliano. Ma che acquisisce ancora più peso politico davanti alla drammatica crisi umanitaria degli abitanti della Striscia: sono sei i palestinesi morti di fame e 119 quelli uccisi dalle forze di occupazione israeliane nelle ultime ore, 22 dei quali erano beneficiari di aiuti umanitari, secondo il ministero della Salute guidato da Hamas. Ma oltre al contenuto del messaggio inviato dal ministro israeliano, è rilevante il contesto dal quale lo ha mandato: Ben Gvir, infatti, ha affidato la sua comunicazione a un video registrato dalla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, dove si è recato insieme con un gruppo di 3mila coloni per pregare: il ministro ha pregato apertamente in un luogo, dove agli ebrei è proibito in base all’accordo sullo status quo tra Israele e Giordania.

Il ministero degli Esteri giordano ha definito il comportamento di Ben Gvir “un’inaccettabile provocazione, una palese violazione del diritto internazionale che mira all’escalation”. In una dichiarazione pubblicata su X, il Ministero afferma che solo la preghiera musulmana è consentita sul Monte del Tempio, dove si trovano la Moschea di Al Aqsa e la Cupola della Roccia. Dichiarazioni sposate anche dall’Arabia Saudita, secondo cui azioni “provocatorie” come queste non fanno che “alimentare il conflitto nella regione”.