Due agosto 1980: anche allora come quest'anno era sabato, un afoso sabato di esodo.

Le code in autostrada dovevano essere, come da 'copione' collaudato del periodo, l'argomento del giorno per quotidiani e tg. A metà mattina, invece, un'esplosione alla stazione centrale di Bologna spezzò nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze, rigettando il Paese nell'incubo del terrorismo: 85 morti e 200 feriti il bilancio finale della strage più sanguinaria nella storia italiana.

Alle 10.25 (l'ora della tragedia rimarrà impressa, come ricordo incancellabile, nelle lancette ferme del grande orologio che si affaccia sul piazzale della stazione) un boato squarcia l'ala sinistra dell'edificio: la sala d'aspetto di seconda classe, il ristorante, gli uffici del primo piano si trasformano in un cumulo indistinto di macerie e polvere. Rimane colpito anche il treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. Pochi istanti, interminabili, e fra nuvole di detriti si cominciano a intravedere immagini di corpi devastati, feriti in condizioni disperate, taxi in attesa nel parcheggio esterno trasformati in bare dalle lamiere informi. Nel ristorante-bar self service perdono la vita sei lavoratrici.