Gli studi «no profit» sono quelli non promossi direttamente dall’industria farmaceutica, ma da enti pubblici o di ricerca senza fini di lucro, come università, ospedali o associazioni di medici e pazienti. E sono fondamentali perché sono gli unici a poter rispondere ad alcune domande reali, che le aziende farmaceutiche non hanno interesse a indagare. Per esempio: per le donne con un certo tipo di cancro al seno è meglio il medicinale X o Y? E nei pazienti anziani con un carcinoma del colon quale tra le terapie disponibili è quella meno tossica? Si può accorciare la durata di una cura farmacologica senza rischiare che il tumore si ripresenti? O ancora, come arrivare a una cura efficace per un tumore raro, che quindi riguarda pochissime persone? «Su questi e molti altri simili quesiti può non esserci un interesse commerciale o le aziende potrebbero avere conflitti di interesse - spiega Evaristo Maiello, presidente della FICOG (Federation of Italian Cooperative Oncology Groups) -. La ricerca indipendente è quindi l’unica e fondamentale possibilità per dare risposte a bisogni concreti, effettivi, su temi di grande necessità per pazienti e medici».
Ricerca sul cancro, solo 17 studi su 100 in Italia sono no profit: ecco perché è un problema che riguarda tutti i malati
La ricerca indipendente serve a rispondere ad alcuni bisogni reali, ma nel nostro Paese è in grande crisi. Solo un farmaco su 10mila studiati diventa, alla fine, una terapia vera e propria (e servono in media 12 anni)






