Attirare in Italia i trial clinici - la sperimentazione cioè di una nuova terapia in un gruppo di pazienti - ha sicuramente un grande peso economico che finora per l'Italia vale circa 700 milioni l'anno. «Ma l'altro enorme valore è che assicuriamo a tanti nostri pazienti che magari non hanno nessuna chance farmaci che saranno disponibili anche solo tra 10 anni», avverte Antonio Gasbarrini che è preside della Facoltà di Medicina della Cattolica e direttore scientifico del Gemelli di Roma che oggi e domani accenderà i riflettori sulla ricerca clinica in occasione della data in cui si celebra la Giornata internazionale dei trial clinici. Il 20 maggio del 1747 infatti fu avviata la prima sperimentazione della storia, quella condotta da James Lind sui marinai di una nave della Corona Britannica, per trovare una terapia contro lo scorbuto.

Dopo oltre 250 anni e tantissimi farmaci che hanno cambiato la vita di tanti malati e il corso di tante patologie il mondo delle sperimentazioni delle nuove cure sta vivendo una accelerazione incredibile: «Grazie ai trial - spiega Gasbarrini, - sono stati sperimentati farmaci di portata deflagrante come gli immunoterapici e le Car-T, che hanno reso cronicizzabili neoplasie per cui prima c'erano pochi mesi di vita. Nuove classi di farmaci hanno cambiato il decorso di malattie come il diabete, mentre gli antivirali hanno eradicato l'epatite C, diminuendo il ricorso a trapianti di fegato». Insomma una rivoluzione su cui l'Italia - che ha una grande tradizione nella ricerca clinica - non può permettersi di arretrare e per farlo non solo «deve essere rapida nell'attivazione degli studi, tagliando la burocrazia, ma deve anche assicurarsi di avere delle figure professionali innovative che assistono i medici principal investigator che coordinano i trial», avverte ancora Gasbarrini. Si tratta di figure ormai diventate chiave in grado di affiancare i medici, per condurre gli studi secondo gli standard e i requisiti sempre più complessi previsti dalle nuove regole Ue che l'Italia ha recepito con grave ritardo solo nel 2023: si va dai nuovi infermieri di ricerca agli study coordinators.