In Italia, chi lotta contro un tumore deve fare i conti con un nemico in più: il tempo. Dopo il via libera dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema), servono in media 441 giorni – più di 14 mesi – per ottenere l’accesso reale alle nuove terapie antitumorali. Un dato che, sebbene migliore della media europea (586 giorni), resta nettamente indietro rispetto alla Germania, dove ne bastano appena 110. Non solo. A questi tempi molto lunghi, in Italia si aggiungono gli ostacoli ulteriori burocratici territoriali, determinati dall’inserimento delle nuove molecole anticancro nei Prontuari Terapeutici Regionali.

Temi denunciati dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) dal Convegno nazionale “Cancer Research: from Chicago to Bari”, che si apre oggi nel capoluogo pugliese con l’obiettivo di analizzare i più importanti progressi della ricerca scientifica contro il cancro emersi dal Congresso dell’American Association for Cancer Research (AACR), che si è svolto recentemente a Chicago.

Ictus, serve un piano per ridurre i casi e migliorare le cure

Il caso emblematico del tumore alla prostata

L’esempio più critico riguarda il primo radioligando approvato per il trattamento del carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione. A quasi tre mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della decisione dell’Aifa sulla sua rimborsabilità, in alcune Regioni il farmaco non è ancora accessibile. In Piemonte, per esempio, manca ancora la delibera regionale necessaria a riconoscere i centri prescrittori. Il risultato? I pazienti sono bloccati, impossibilitati a ricevere una terapia già approvata a livello nazionale.