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17 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:12
In quindici anni, in Italia, gli studi clinici no profit, quindi quelli non sponsorizzati dall’industria farmaceutica, sono crollati del 57%. Nel 2009 rappresentavano il 40% del totale delle sperimentazioni, oggi appena il 17%. E il motivo è che i finanziamenti pubblici nel settore della ricerca sono gravemente sottodimensionati, rendendo il nostro Paese fanalino di coda in Europa. Il risultato è che gli studi indipendenti sui farmaci sono sempre meno e che la ricerca è completamente dipendente dai fondi e dagli interessi delle grandi aziende private. A lanciare l’allarme sono gli oncologi dell’Aiom. Nel corso del suo ultimo congresso nazionale, l’Associazione italiana di oncologia medica ha manifestato i suoi timori per il destino della ricerca indipendente. Uno strumento fondamentale non solo per migliorare la cura dei pazienti, ma per rendere più trasparente e sostenibile il Servizio sanitario nazionale. Senza che lo Stato sia costretto a farsi dettare le regole del gioco dalle case farmaceutiche.
Per Silvio Garattini, presidente e fondatore dell’Istituto di ricerche farmacologiche “Mario Negri”, la crisi della ricerca indipendente è prima di tutto economica e politica. “Ci sono troppi pochi soldi. L’Italia spende in ricerca la metà di quanto facciano in media gli altri paesi europei”, spiega a ilfattoquotidiano.it, commentando i dati diffusi da Aiom. “Inoltre – prosegue – abbiamo un numero di ricercatori che per milione di abitanti è circa la metà di quello degli altri Paesi dell’Unione. Per avvicinarci a quello che spende la Francia per la ricerca, ad esempio, dovremmo investire 22 miliardi di euro in più, ogni anno”. Una cifra superiore di circa quattro miliardi rispetto al valore totale della prossima legge di Bilancio.






