«L'uomo è nato per esplorare. Se non può esplorare, crea. Se non può creare, sprofonda nella noia. Per non sentirla più, si ubriaca. Cerca qualcosa che ti tenga lontano dalla noia per tutta la vita!». Questo sosteneva il saggio nonno di un giovane collega inglese, entusiasta di aver scelto Medicina e di fare il ricercatore: «Così esploro sempre, mi entusiasmo a cercare e non mi annoio mai».
«Se mi guardo intorno, mi rendo conto che mio nonno aveva visto lungo». Una raccomandazione oggi ancora più pertinente di ieri, vista la pandemia di noia che colpisce bambini, adolescenti e adulti nei Paesi ad alto reddito, quando non siano in situazioni di emergenza o sotto le bombe. Che cos'è la noia, che asfissia la vita personale, in coppia e in famiglia, nello studio e nel lavoro?
La radice della parola ci dà una visione stimolante. Deriva dal latino "in odio", come il francese "ennui". Indica sentimenti fortemente negativi verso la situazione in cui si vive. Qualcosa di più profondo dell'inquietudine frustrata, dell'insoddisfazione ruminante, del distacco ostile dalla realtà, dell'indifferenza, a cui nel linguaggio comune la si associa. Transitoria, la noia può essere uno stimolo a rilanciare la voglia di essere protagonisti attivi e appassionati della propria vita ("noia reattiva"). Duratura, diventa una palude mortifera, dove affondano i talenti inespressi, i sogni irrealizzati, i progetti abortiti, dove la vita quotidiana perde di significato e di speranza. Può diventare "noia agitata", se l'irrequietezza porta a ricercare stimoli e droghe per eccitarsi, illudendosi di essere più vivi. O "noia apatica", se la vita affonda in un torpore rassegnato, intriso di disincanto. Cresce veloce, la noia, se non si è allenati fin da piccoli a esplorare la vita reale e i propri talenti nel gioco e nello sport, nella lettura e nel canto, nella musica o nella recitazione.








