Èproprio negli interstizi del silenzio, in quella sospensione dal fare, che si nasconde la chiave per riaccendere il desiderio. La sessualità e l’erotismo non abitano nella stanza del fare ma dell’essere.

Giordana, nome di fantasia, era abituata agli eccessi. Aveva bisogno di sentire che il suo mondo interno fosse pieno di tutto: notifiche, chat, sport, appuntamenti, impegni, uomini, tanti uomini. La noia, per lei, così come il tempo che scorreva lento, era un nemico da combattere, un vuoto terrorizzante in un’epoca che la faceva sentire in obbligo verso le connessioni prolungate, le performance, gli eccessi. Nonostante fosse una giovane donna, sana dal punto di vista fisico e psichico, soffriva di calo del desiderio sessuale, il motivo per il quale decise di consultarmi sei mesi fa.

Tutte le volte che iniziava una relazione, a legame stabilizzato, dopo un po’, solitamente dopo circa sei mesi, smetteva di fare l’amore perché il suo desiderio si spegneva.

Giordana è una donna che non sa amare, che non sa fermarsi, che non sa andare in profondità per paura di smarrirsi. Ha trentadue anni, un lavoro soddisfacente che la gratifica dal punto di vista economico e professionale, una laurea in economia aziendale e un master molto prestigioso conseguito all’estero, e una sorta di iperattività che la rende bulimica, affamata di vita. Parla tre lingue e appartiene a una famiglia di imprenditori del nord Italia che le hanno instillato una dose straripante di senso del dovere.