Il silenzio è d’oro, sostiene una saggezza millenaria. Quali sono le proprietà di un comportamento e di una scelta che mantiene nei secoli un’aura preziosa? Perché, in tempi rumorosi, impulsivi, concitati, e affollati di opinioni “sine materia”, il silenzio scelto è ancora più anticonformista e predittivo di rara caratura mentale?
Il silenzio come scelta ha due grandi ordini di benefici. I primi, e i più documentati, sono biologici. È bene conoscerli, perché interessano la salute di tutti noi. L’impatto sul cervello è affascinante: silenzio e ambienti tranquilli stimolano la generazione di nuove cellule nervose, la neurogenesi. Questo è il pilastro della neuroplasticità: la capacità del sistema nervoso di modificarsi dal punto di vista sia strutturale, anatomico, ove la neurogenesi è fattore critico, sia funzionale.
La neuroplasticità funzionale dipende da noi, da quanto stimoliamo il nostro cervello fin da piccoli, e per tutta la vita, con gioco, sport, letture, studio, lavoro, ballo, apprendimenti di ogni tipo, così da aumentare le connessioni fra le diverse aree cerebrali e i loro neuroni di antica e nuova formazione, anche grazie a pause di silenzio, riorganizzando le connessioni neurali. Questa proprietà del cervello sostiene l’apprendimento e la memoria, e li nutre in una potente reciprocità, che aiuta a ottimizzare le abilità cognitive, emotive e motorie, ma anche a recuperare meglio lesioni diverse, ormonali, virali (incluso il brain-fog, la nebbia nel cervello), traumatiche o conseguenti a danni vascolari.








