E' accaduto come nel finale di un bellissimo romanzo: inevitabile, inesorabile e, pur nella sua prevedibilità, oltremodo commovente: Ozzy Osbourne è morto lo scorso martedì 22 luglio. La notizia è stata sorprendente, in quanto un uomo con quei trascorsi, quella malattia e quegli acciacchi, solitamente non arriva a settantasei anni. Già in vita Ozzy era una leggenda. È stato uno di quei grandissimi che seppero trasformare i suoi limiti nelle risorse più geniali, a partire dal suo nome d'arte, Ozzy. Nato a Birmingham, John Michael Osbourne crebbe con la musica dei Beatles. Dislessico, affetto da una grave forma di deficit dell'attenzione, balbuziente, a scuola ebbe mille difficoltà, in un periodo in cui la lotta contro il bullismo non era nemmeno agli albori. Dato che non riusciva a pronunciare per esteso il suo cognome, i suoi coetanei lo soprannominarono Oz-brain, Ozzie e più comunemente Ozzy. Tra i compagni con cui si azzuffò più spesso c'era un certo Antony Frank Iommi, in seguito Tony Iommi, il leggendario chitarrista che, con lo stesso Ozzy, nel 1968 fondò i Black Sabbath. La musica divenne la valvola di sfogo dello sventurato Ozzy, tanto che iniziò a calcare i primi palchi da adolescente.
Ozzy Osbourne, Andrea Maggi: «Se il diavolo portasse il suo nome, non ci sarebbero più guerre»
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