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Ultimo aggiornamento: 12:20
Ozzy Osbourne è morto. E come spesso accade quando se ne va una figura così ingombrante, partono le celebrazioni. Sui social fioccano i “riposa in pace”, “mi mancherai”, “il re dell’oscurità è volato via”. Chi conosce davvero il personaggio, però, sa che Ozzy non avrebbe mai voluto essere ricordato così. Ha passato la vita a bestemmiare tutto ciò che fosse salvifico o devoto. Non ha mai cercato compassione, né redenzione. Ha cercato solo palchi su cui suonare — possibilmente non troppo puliti. Non era un angelo caduto. Non era un mito da incorniciare. Era uno che del disastro ha fatto uno stile. Dell’eccesso, una risata. Se tutto questo corrisponde a verità, butta lo sguardo in giù e apri bene le orecchie: dalle profondità della terra sentirai il suo ghigno.
E allora: niente fiori. Niente pace. Niente Dio. Nei consueti nove punti di questo blog voglio raccontarvi il vero Ozzy Osbourne. Con le luci spente. E il volume al massimo.
Cominciamo!












