Allora mi sono detto, Feltri sei pazzo. Non è più tempo delle vacanze, delle fughe, del dolce partire. La vacanza per definizione è follia. E non è mai stata intelligente anche se qualcuno ha coniato il termine pensando che bastasse un titolo per ammantarla di bellezza. Quella pausina goffa che chiamiamo ferie si porta appresso il carico di aspettative che quasi mai vengono realizzate. E abbassa il limite del pudore. Se ci fate caso le esibizioni più oscene si fanno in vacanza. Si cornifica la moglie, si scalano montagne invalicabili, si deturpano monumenti, si percorrono chilometri inutili alla ricerca di luoghi che non sono mai come li vedi in cartolina. Taluni si indebitano persino per uno scampolo di viaggio ed è forse la cosa più scema. I prestiti per migrare sulle spiagge sono aumentati del 25% da gennaio. I prezzi altrettanto. E mi dicono che soggiornare su una spiaggia modesta della Riviera romagnola possa costarti anche 1500 euro al giorno. Significa che si è disposti a vivacchiare un anno intero nel grigiore ferale di città per trascorrere una settimanina all inclusive su una riva maleodorante affollata di pance molli e seni raggrinziti. Anche i matrimoni precipitano nella parentesi delle ferie. O hai la fortuna di rimanere in città mentre la consorte è al lido o vivi una convivenza forzata di sette giorni arrivando a mal tollerare ogni suo sospiro. Il risultato è la separazione a settembre, sopravvivono solo quelli già divorziati. In più le vacanze sono funeste per definizione. Le cronache più nere sono quelle che arrivano dalle spiagge e dalle vette familiari. Morti annegati. Morti nei canaloni. Ragazzini che spariscono sotto l'occhio dei genitori. Tremo al pensiero di Riccardo risucchiato dalla buca di sabbia che aveva scavato per ore perché non sapeva che il terriccio è fragile e ti collassa addosso.