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Martedì il parlamento unicamerale dell’Ucraina ha approvato una legge che ha causato le prime grosse proteste contro il presidente Volodymyr Zelensky dall’inizio dell’invasione russa, più di tre anni fa. La legge è stata molto contestata sia per il modo in cui è stata presentata, con emendamenti che hanno stravolto il testo iniziale, sia soprattutto per i suoi effetti. La legge elimina infatti l’autonomia delle agenzie anticorruzione, sottoponendole a maggiore controllo politico, in una fase in cui Zelensky è già accusato dalle opposizioni e dai media di aver accentrato su di sé più poteri.
Il contrasto alla corruzione è un tema sentitissimo in Ucraina. Le agenzie nacquero come conseguenza delle proteste europeiste iniziate nel 2013, note come Euromaidan, che portarono alla fuga del presidente filorusso Viktor Yanukovich. È inoltre un tema centrale nel negoziato per l’ingresso nell’Unione Europea dell’Ucraina, che è paese candidato dal 2022: la legge rischia di compromettere questo percorso perché è in netto contrasto con le indicazioni della Commissione Europea: la presidente Ursula Von der Leyen ha chiesto spiegazioni.
In origine la legge aveva tutt’altro contenuto (era una modifica del codice penale per disciplinare le indagini preliminari durante la legge marziale, in vigore dall’inizio della guerra) ma come detto è stata cambiata all’ultimo, con una procedura accelerata. Gli emendamenti sono stati sostenuti dal partito di Zelensky, Servitore del popolo, e la loro principale conseguenza è mettere l’agenzia nazionale anticorruzione (Nabu) e la procura specializzata anticorruzione (Sapo), che finora erano indipendenti, sotto la supervisione diretta del procuratore generale: cioè di una figura indicata dal presidente e oggetto di una nomina politica.












