Dopo aver manovrato contro l’indipendenza dei due organismi nazionali anti-corruzione, Volodymyr Zelensky è corso ieri ai ripari riproponendo alla Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, il testo di un nuovo disegno di legge che fa marcia indietro, a garanzia dello stato di diritto e della libertà d’azione di Nabu e Sapo: i due uffici nati dopo la Rivoluzione del Maidan, tra il 2014 e il 2015, e incaricati di condurre inchieste sulla corruzione pubblica (il primo) e portarle in giudizio (il secondo).

Martedì scorso il rapidissimo passaggio in Parlamento della legge 12414, firmata da Zelensky in serata, aveva risvegliato la protesta di migliaia di ucraini, tornati in piazza in diverse città - sfidando la legge marziale e il rischio di attacchi aerei russi - per chiedere il veto al provvedimento che poneva il lavoro di Nabu e Sapo sotto la diretta supervisione del procuratore generale, nominato da Zelensky, distruggendone di fatto l’indipendenza. Per giustificare la decisione, e spiegare il motivo dei recenti raid contro dipendenti delle due agenzie e attivisti anti-corruzione, il presidente aveva parlato della necessità di contrastare infiltrazioni russe: un pretesto, dicono i suoi critici, convinti che la legge 12414 nascesse unicamente dal desiderio di proteggere dalle inchieste la cerchia del presidente.