Non succedeva dall'inizio dell'invasione russa.

Kiev, Leopoli, Dnipro, Odessa, Sumy, Luc'k: le piazze ucraine si sono ridestate con migliaia di manifestanti nelle strade. Questa volta non per rispondere ai bombardamenti, ma per contestare la legge approvata in fretta e furia dalla Rada e firmata dal presidente Volodymyr Zelensky che congela i poteri di Nabu e Sapo, le due agenzie nazionali simbolo della lotta alla corruzione. Un provvedimento che, nel tentativo di rafforzare i bastioni contro l'infiltrazione russa dopo l'arresto di due funzionari sospettati di essere al soldo di Mosca, ha finito per incrinare quelli dell'indipendenza degli organi di giustizia. Scatenando, oltre all'ondata di protesta civile, la dura reazione degli alleati occidentali. A partire da Ursula von der Leyen che ha chiamato direttamente il presidente ucraino per "chiedere spiegazioni" ed esprimere "profonda preoccupazione". Sullo stato di diritto, è stato il monito europeo nella reprimenda più sonora dall'inizio del conflitto, "non c'è compromesso" e neppure sul percorso di adesione all'Ue.

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Agenzia ANSA

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