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Reggio Emilia, 10 luglio 2025 – Un’aula gremita dalla mattina per il caso Bibbiano e affidi illeciti. Grande attesa, ma ormai era l’ultimo tratto: sei ore, ma alle spalle ci sono sei anni con il nome iscritto nel fascicolo penale e il processo durato gli ultimi tre. Quando il collegio dei giudici presieduto da Sarah Iusto, a latere Michela Caputo e Francesca Piergallini legge il verdetto in poco più di otto minuti, l’emozione diventa travolgente quasi per tutti gli imputati; per molti è un sollievo. Esplodono abbracci e lacrime.

“Sono caduti i falsi nelle relazioni e le lesioni”, ovvero l’accusa di aver indotto disturbi nei bambini attraverso la psicoterapia: così hanno detto gli avvocati Oliviero Mazza e Rossella Ognibene, difensori della principale imputata Federica Anghinolfi, ex responsabile dei servizi sociali (per lei 2 anni, pena sospesa). “Anghinolfi non ha mai agito per interessi diversi da quello della protezione dei minori. Questa verità giudiziale ci ripaga degli sforzi compiuti, ma non cancella la distruzione mediatica dell’immagine della nostra assistita né i danni irreparabili e incalcolabili provocati al sistema della tutela dei minori”.

Durante la lettura della sentenza non c’era Anghinolfi: presente al mattino e tante altre volte, ieri non se l’è sentita. C’era Francesco Monopoli (per lui 1 anno e 8 mesi, pena sospesa); appare sollevato e rilascia personalmente la sua prima dichiarazione in tutti questi anni, confidando di poter dissolvere anche quella singola accusa di falso riconosciuta: "Ho fiducia nella verità e sapremo dimostrarla prossimamente rispetto a ciò che mi viene contestato”. I suoi avvocati Nicola Canestrini e Giuseppe Sambataro rimarcano: “Il nostro assistito è stato assolto da 31 capi di imputazione. Questo certifica il fallimento dell’impianto accusatorio: illazioni, supposizioni e narrazioni suggestive che hanno sostenuto l’azione penale sono state spazzate via dalla forza dei fatti. Tramonta l’idea tanto mediatica quanto politica dei servizi sociali come ladri di bambini che ba alimentato per anni un clima di sospetto, paura e diffamazione”.