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Nel processo di primo grado per il cosiddetto “caso Bibbiano” sono stati assolti quasi tutti gli imputati, e soprattutto sono state giudicate infondate le accuse più gravi e per molto tempo al centro del dibattito pubblico italiano: quelle che ipotizzavano che a Bibbiano, un comune in provincia di Reggio Emilia, ci fosse un sistema illecito per allontanare i bambini dalle loro famiglie e darli in affido ad altre ritenute più adatte. Erano accusati di essere responsabili di questo sistema diversi amministratori locali, assistenti sociali e psicoterapeuti: undici delle quattordici persone imputate sono state assolte per tutti i reati ipotizzati, e altre tre hanno subìto condanne piccole e non legate all’accusa principale, cioè quella del sistema di affidi illeciti.
Il caso venne fuori a giugno del 2019. Bibbiano era stato fino a quel momento un posto sconosciuto ai più: una cittadina a pochi chilometri da Reggio Emilia e di circa 10mila abitanti. Nei mesi successivi sarebbe diventato un nome associato con grande frequenza alle polemiche politiche e usato di continuo in campagna elettorale. Ventiquattro persone furono messe sotto indagine e sedici di loro, tra cui appunto amministratori, assistenti sociali e psicoterapeuti, furono sottoposte a misure cautelari.












