"Adesso sì, parlateci di Bibbiano", tuona il Pd.

"Continueremo a chiedere alla sinistra di parlarcene", replica la destra. All'indomani della sentenza di primo grado a Reggio Emilia sul caso degli affidi nel Reggiano - che ha smontato l'impianto accusatorio decretando 11 assoluzioni su 14 - il botta e risposta politico resta infiammato. Oggi come sei anni fa, quando l'inchiesta "Angeli e Demoni" su un presunto sistema di affidi illecito nella Val d'Enza deflagrò in piena campagna elettorale per le regionali in Emilia-Romagna, i toni sono ancora alti, e distanti.

Col Pd che esibisce rivalsa, la destra che non arretra e il Movimento 5 Stelle che tace. A chiedere le scuse di chi, nel 2019, e per i mesi a seguire, sferzò il Pd con una campagna infuocata, è in primis Stefano Bonaccini, oggi europarlamentare ma allora investito in pieno dalla bufera mentre era in corsa per il secondo mandato alla guida dell'Emilia-Romagna. Era una campagna elettorale regionale che da subito assunse contorni nazionali e l'inchiesta reggiana, nel quale rimase coinvolto l'allora sindaco di Bibbiano del Pd, ne provocò l'ennesimo riverbero. "Sì. Adesso parlateci di Bibbiano - dice Bonaccini all'indomani della sentenza - E se avete un minimo di dignità, scusatevi. Vale per Meloni, per Salvini, per Di Maio. E per tutti quelli che specularono con accuse indicibili, contro una intera comunità". "Vennero qui più volte Meloni e Salvini a sostenere la mia avversaria di allora Lucia Borgonzoni, che esibì persino una maglietta in Parlamento con la scritta 'Parlateci di Bibbiano'", ricorda Bonaccini. È la linea del Pd. "Passano le ore ma continua il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni su Bibbiano", afferma la segretaria dem Elly Schlein.