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6 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:10

L’inchiesta sugli affidi nella Val d’Enza, nota come caso “Angeli e Demoni” o “caso Bibbiano”, si chiude con un’altra sentenza che smonta in larga parte l’impianto accusatorio della Procura di Reggio Emilia e richiama esplicitamente l’impatto devastante che il clamore mediatico ha avuto su imputati, testimoni e famiglie coinvolte. Nelle 1.650 pagine di motivazioni depositate dal tribunale di Reggio Emilia, i giudici sottolineano come, dal 27 giugno 2019 – giorno delle misure cautelari – la vicenda abbia generato un’attenzione mediatica tale da “travolgere non solo le sorti dei bambini e dei loro familiari, ma anche, con conseguenze non calcolabili, le vite degli imputati e degli stessi testimoni”.

Il processo si è concluso il 9 luglio con tre condanne a pene sospese a fronte di richieste fino a 15 anni di carcere avanzate dalla Procura. Condanne che riguardano l’ex responsabile dei Servizi sociali dell’Unione Val d’Enza Federica Anghinolfi, l’assistente sociale Francesco Monopoli e la neuropsichiatra Floriana Murru. Tutti gli altri imputati sono stati assolti. Per quanto riguarda Anghinolfi, figura centrale dell’inchiesta secondo l’accusa, il tribunale ha evidenziato come le contestazioni si siano fondate su “argomenti generici e suggestivi”, legati soprattutto al suo ruolo dirigenziale. I giudici sottolineano che l’accusa non è riuscita a dimostrare la consapevolezza della dirigente circa la presunta falsità delle relazioni, rilevando come alcune imputazioni riguardassero documenti che Anghinolfi non aveva nemmeno firmato.