Iservizi sociali non volevano ingannare i giudici minorili con le loro relazioni sui bambini da dare in affido.

Non ci sono prove che le relazioni fossero false, anzi erano basate su valutazioni tecnico-professionali, né è stato possibile dimostrare che ad alcuni minori siano state provocate intenzionalmente gravi lesioni psicologiche con le sedute di psicoterapia.

Federica Anghinolfi, l'ex direttrice del Servizio sociale che per l'accusa era al vertice di una sorta di sistema che faceva business sugli affidi, è stata accusata sulla base di argomenti generici e suggestivi. Tutta la vicenda, poi, è stata avvolta da "un clamore mediatico tale da avere travolto non solo le sorti dei bambini e dei loro familiari ma, con conseguenze non calcolabili, le vite degli imputati, e per quanto qui rileva, degli stessi testimoni".

A scorrere le 1.650 pagine della sentenza del processo 'Angeli e Demoni', sui servizi sociali della Val d'Enza reggiana, rimane poco, quasi nulla, dello tsunami rappresentato dal cosiddetto caso Bibbiano, che ha incendiato il dibattito politico a ridosso delle Regionali dell'Emilia-Romagna nel 2020 e oltre. Lo si era già capito a luglio, quando i giudici del tribunale di Reggio Emilia, dopo 146 udienze per 14 imputati, accusati di reati gravi con richieste di pene fino a 15 anni, erano usciti pronunciando solo tre condanne, con pena sospesa.