Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

9 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 23:34

Cadono quasi tutte le accuse al processo sul caso Bibbiano. L’inchiesta ribattezzata “Angeli e Demoni” della procura di Reggio Emilia aveva provocato grande clamore, perché ipotizzava un sistema di affidi illeciti di bambini. Oggi la sentenza dei giudici del tribunale ridimensiona largamente il quadro, confutando quasi totalmente l’atto d’accusa della procura: sono, infatti, solo tre le condanne emesse con ben 11 tra assoluzioni e proscioglimenti per prescrizione. Molto bassa anche l’entità delle condanne, tutte con pena sospesa, soprattutto se paragonate alle richieste dei pm: due anni per due capi di imputazione all’ex responsabile dei Servizi sociali della Val d’Enza, Federica Anghinolfi, che gli inquirenti consideravano come una delle figure centrali nell’inchiesta. Per lei la pm Valentina Salvi aveva chiesto 11 anni e sei mesi, più altri tre anni e sei mesi per reati non connessi: quindici anni di richiesta, appena due quelli della condanna.

“Oggi sappiamo che non esistono demoni contrapposti agli angeli, che la nostra assistita non è una ladra di bambini e che non ha mai agito per interessi diversi da quello superiore della tutela dei minori. Questa verità giudiziale ci ripaga degli sforzi compiuti, ma non cancella la distruzione mediatica dell’immagine della nostra assistita né i danni irreparabili e incalcolabili provocati al sistema della tutela dei minori”, dicono i suoi difensori, gli avvocati Oliviero Mazza e Rossella Ognibene. “La condanna riguarda solo un unico aspetto amministrativo ossia la presunta non corretta appostazione di una voce di bilancio per il pagamento di una psicoterapia, condanna che verrà fatta oggetto di appello”, sostengono sempre i legali. I due capi d’imputazione per i quali è stata condannata Anghinolfi, in effetti, riguardano due fattispecie di falso in atto pubblico: in un caso per una questione di rimborsi di rette, nell’altro per una vicenda inerente l’approvazione del bilancio dell’unione dei comuni della Val d’Enza. Anghinolfi è stata assolta per 48 capi d’imputazione con la formula perché il fatto non sussiste, in due casi per non aver commesso il fatto, in tre casi perchè i fatti contestati non costituiscono reato.