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Ultimo aggiornamento: 14:25

Il divario tra Nord e Sud aumenta, le competenze degli allievi che passano dalle medie alle superiori diminuiscono, ma “finalmente” l’Invalsi ha trovato il “colpevole” del disastro della scuola italiana: la mancata integrazione degli studenti migranti. Ci voleva un governo di destra con un ministro dell’Istruzione e del Merito leghista per far sì che il presidente Roberto Ricci & company dichiarassero senza problemi che “necessariamente la frequenza di allievi e allieve che prima abbandonavano la scuola rende la popolazione generale più complessa e con più allievi/e con livelli di apprendimento più bassi. Di conseguenza si ha un effetto sugli esiti medi che tendono a contrarsi nel tempo”.

Aggiunge Invalsi: “L’ effetto è chiaramente visibile già a sette-otto anni, dove la presenza di alunni con provenienze molto diverse conseguono risultati molto eterogenei tra di loro”.

Per la prima volta l’Invalsi non misura solo la febbre – come ha sempre detto – ma azzarda una diagnosi e persino una cura: “La sfida è quella di adottare strategie che consentano di accogliere una quota di coloro che prima abbandonavano la scuola e che ora la frequentano senza che questo si rifletta sui risultati degli altri studenti/delle altre studentesse”.