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9 LUGLIO 2025

Ultimo aggiornamento: 16:56 del 9 Luglio

Secondo l’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, nell’ultimo anno è cresciuta “la complessità della popolazione scolastica”. I risultati dei test 2025 restano stabili o in alcuni casi persino peggiorano rispetto agli anni precedenti: alla primaria in italiano rispetto al 2019 si conferma un calo nei risultati medi di circa il 2-3% e in matematica di circa il 4-5%. E aumenta il divario tra Nord e Sud: a fronte di circa un 62% di allievi che mostrano competenze almeno adeguate nel Centro-Nord, nel Mezzogiorno meno della metà di coloro che acquisiscono la licenza media accede alla scuola secondaria di secondo grado con competenze adeguate.

Questa la chiave di lettura dell’Invalsi che oggi pomeriggio ha presentato il suo annuale rapporto alla Camera dei Deputati alla presenza del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il presidente Roberto Ricci la spiega così: “Il contesto italiano sta affrontando un cambiamento strutturale della popolazione scolastica, frutto delle trasformazioni demografiche e culturali in corso nella società”, ma “questo cambiamento – ammette lo stesso Ricci – ha un impatto diretto sia sulla composizione della popolazione studentesca, sempre più eterogenea, sia sugli esiti medi delle prove in particolare nei gradi scolastici iniziali”. Tradotto: sempre meno giovani lasciano la scuola ma la qualità del nostro sistema d’istruzione non migliora. Invalsi parla di un “effetto chiaramente visibile già a sette-otto anni, dove la presenza di alunni con provenienze molto diverse conseguono risultati molto eterogenei tra di loro”.