Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
3 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 11:35
La sperimentazione dei tecnici e dei licei quadriennali, avviata nell’anno scolastico 2018-19 ai tempi del ministro dell’Istruzione leghista Marco Bussetti, è andata male: i risultati all’università dei diplomati quadriennali risultano nel complesso inferiori a quelli dei diplomati quinquennali per i voti agli esami e anche per il numero di crediti ottenuti, sebbene meno nettamente. A dirlo è l’annuale rapporto di “Eduscopio”, il gruppo di lavoro della fondazione Agnelli, coordinato da Martino Bernardi, che quest’anno ha analizzato i dati di 1.355.000 diplomati italiani di 8.150 scuole in tre successivi anni scolastici (2019/20, 2020/21, 2021/22) per proporre in modo semplice e trasparente informazioni utili a capire se la scuola superiore dove questi studenti hanno conseguito la maturità ha svolto un buon lavoro.
“Numeri – sottolinea la fondazione – che non devono essere adoperati per individuare il liceo migliore d’Italia perché, pur ammettendo che dal punto di vista statistico esiste il primo in classifica, questa analisi non ha un valore scientifico perché quella scuola andrebbe confrontata al contesto”. Alcuni valori, tuttavia, sono rilevanti: “Le scuole di provincia non hanno nulla da invidiare a quelle delle città. Dalle nostre valutazioni risultano eccellenze in luoghi periferici dove la coesione sociale favorisce lo studio. A parte Roma, questo dato emerge a Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Torino. Resta poi un divario tra Nord e Sud in merito agli esiti nel mondo lavorativo ma tutto è rapportato non solo ad una valutazione endogena (ovvero la qualità della scuola) ma esogena (il contesto sociale)”.






