La scuola italiana lascia sempre meno studenti a terra. Sette anni fa i giovani che abbandonavano gli studi prima del diploma erano il 14,5 per cento. L’anno scorso per la prima volta sono scesi sotto il 10 per cento (9,8 per cento). Di questo passo si dovrebbe riuscire a tagliare il traguardo del 9 per cento fissato dall’Europa per il 2030 già dal prossimo anno: in attesa dei dati, secondo una proiezione del ministero la dispersione sarebbe già all'8,3. «Sono dati molto importanti: possiamo dire che abbiamo raggiunto gli obiettivi che giustamente l'Europa ci pone».

Ma le buone notizie finiscono qui, perché se si passa ad analizzare i risultati delle prove Invalsi 2025, questi sono nettamente al di sotto di quello che ci si aspettava: non c'è un solo segno di miglioramento rispetto al calo dovuto agli anni del Covid, anzi rispetto all'anno scorso stiamo tornando indietro. Sempre più studenti riescono a tagliare il traguardo, ma troppo spesso ci arrivano con competenze gravemente inadeguate alle sfide che li attendono. In italiano poco più del cinquanta per cento di chi affronta la Maturità raggiunge livelli sufficienti, in matematica meno della metà. In alcune regioni come Lazio, Campania, Calabria, soltanto due su cinque (40 per cento); in Sicilia e Sardegna, uno su tre (30 per cento).