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23 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:09
La necessità burocratica dei migranti, la maggiore consapevolezza degli stranieri di dover imparare la nostra lingua e l’urgenza di molti italiani ultra 40enni di avere competenze digitali e finanziarie ha riempito i Cpia, Centri provinciali d’istruzione per gli adulti. In tutt’Italia si sono create lunghe liste d’attesa per frequentare la scuola. Solo in Emilia Romagna sono ottomila le persone che stanno aspettando. È il nuovo volto di quelle che un tempo venivano chiamate “scuole serali” e servivano per ottenere la licenza media o, per chi aveva abbandonato il percorso formativo dopo il periodo obbligatorio, per tornare alle superiori.
A frequentarle ora sono soprattutto rider, migranti impiegati nel commercio e in agricoltura ma anche donne e minori accompagnati. Gli studenti che si iscrivono arrivano da tutto il mondo ma anche dall’Italia. La richiesta non riesce ad essere esaudita in molte città del Paese perché mancano gli spazi e i docenti: un problema che i dirigenti dei Cpia pongono al ministero dell’Istruzione e del Merito. Il numero uno del Centro per adulti di Bologna, Emilio Porcaro, conosce bene il fenomeno. Nel capoluogo emiliano quest’anno le domande d’iscrizione sono state 3.861 ma ne sono state accolte 2.610: gli altri sono in lista d’attesa. Dal Covid le iscrizioni sono cresciute del 20% ogni anno. “La gran parte degli studenti – racconta il preside – sono cittadini non comunitari da poco arrivati in Italia. I corsi rilasciano una certificazione ufficiale di conoscenza della lingua, necessaria per la conversione del permesso di soggiorno breve in permesso permanente”.







