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3 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:47

Il 59,5% dei nidi e delle sezioni primavera – nonostante il calo delle nascite – non riesce ad accogliere tutte le domande di iscrizione per carenza di posti. In media ci sono 31,6 posti ogni 100 bambini: ancora sotto il target europeo sul tasso di frequenza fissato per il 2010 (33%), per non parlare del 45% che l’Italia dovrebbe raggiungere nel 2030. Le richieste non soddisfatte superano il 10% in quasi il 70% dei casi e superano il 25% nel 22,9% dei casi. Sono i dati sconfortanti sull’anno educativo 2023/2024 diffusi dall’Istat, da cui emerge un aumento dell’offerta trainato dal settore privato e insufficiente a colmare il divario tra Nord e Sud. Dati che “confermano le nostre preoccupazioni e le nostre rivendicazioni”, commenta la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi. A partire dai “troppi ritardi nella realizzazione dei progetti del Pnrr: a pochi mesi della scadenza è stato speso solo il 39% dei 3,8 miliardi di euro di finanziamenti per asili nido e scuole dell’infanzia, e solo l’8% delle opere risulta completato”. Morale: “Non basta costruire le strutture se non si garantiscono le risorse per renderle operative: per raggiungere l’obiettivo del 45% (Barcellona 2030), non solo vanno attivati almeno altri 165mila posti rispetto a quelli censiti dall’Istat, ma per permettere la gestione diretta da parte dei Comuni sono necessari almeno 1,6 miliardi di euro in più all’anno per la spesa corrente e 37mila educatrici/tori in più”.