Con l’avvio del nuovo anno scolastico si completa il potenziamento del sostegno agli alunni stranieri, specie se neoarrivati in Italia, voluto dal ministro Giuseppe Valditara.
Il tema è tornato d’attualità di recente con la pubblicazione del rapporto Invalsi 2025, da cui è emerso ancora una volta il peso sugli apprendimenti del cosiddetto “background migratorio”. Alla fine della secondaria di primo grado, infatti, gli studenti e le studentesse straniere di prima generazione ottengono un esito finale in italiano inferiore di 22,6 punti rispetto alla media, pari circa due anni di scuola, che scende a 13,3 punti (cioè un anno di apprendimento in meno) per le seconde generazioni. Inoltre, il loro tasso di dispersione scolastica è circa il 30% contro il 9% degli italiani. Un solco che è impossibile riempire poi alle superiori e che inevitabilmente finisce anche per condizionare i risultati dell’intero “gruppo classe”.
Una misura in due tempi
Un primo tentativo di corre ai ripari c’è già stato lo scorso anno scolastico e ha previsto nelle scuole attività di potenziamento didattico in orario extra-curricolare a valere sulle risorse di cui al Programma nazionale «PN Scuola e competenze 2021-2027». Dal 2025/26, come detto, si affiancherà un docente dedicato al potenziamento dell’italiano per stranieri nelle classi dove i nuovi arrivati in Italia siano il 20% o più. Grazie a una modifica introdotta in Parlamento, il prof aggiuntivo (mediamente sarà uno per classe) scatterà anche laddove gli studenti stranieri non siano in possesso delle competenze linguistiche di base (almeno pari al livello A2).








