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6 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 9:10
Che piaccia o meno ai leghisti, la scuola italiana sta diventando sempre più ricca di bambini e ragazzi che arrivano da ogni parte del mondo. Secondo gli ultimi dati disponibili (anno scolastico 2022-2023), degli oltre otto milioni di alunni che frequentano la scuola in Italia, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, 914.860 non hanno la cittadinanza italiana. Il numero è aumentato in un anno di oltre 42 mila unità, passando dal 10,6% del totale degli alunni nell’anno scolastico 2021-2022 all’11,2% nel 2022-2023. In circa vent’anni, la percentuale di alunni senza cittadinanza italiana nella scuola è aumentata quasi di quattro volte. Tra i banchi sono attualmente rappresentati quasi duecento Paesi, con un problema che è rimasto sul tavolo dagli anni Novanta: i corsi di italiano L2 (seconda lingua appresa) nelle scuole sono realizzati in modo eterogeneo nei diversi territori e le esperienze efficaci di plurilinguismo restano spesso isolate, non riuscendo a trovare risorse ed energie per replicarle.
A consegnarci questa fotografia è il rapporto “Chiamami con il mio nome” appena presentato da Save The Children. Quest’anno, per la prima volta, quasi mille docenti di italiano specializzati per l’integrazione scolastica degli alunni stranieri verranno inseriti, in modo strutturato, all’interno delle scuole statali. Con un decreto ministeriale (71/2024) voluto dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è stata disposta “l’assegnazione di un docente dedicato all’insegnamento dell’italiano per stranieri per le classi aventi un numero di studenti migranti che si iscrivono per la prima volta al sistema nazionale di istruzione ovvero che non sono in possesso di competenze linguistiche di base nella lingua italiana almeno pari al livello A2 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue pari o superiore al 20 per cento degli studenti della classe”. Le condizioni perché un docente di italiano per studenti stranieri venga assegnato alla classe sono, quindi, che all’interno della stessa vi sia un numero di studenti con un livello della lingua italiana che non sia almeno A2 del 20 per cento.







