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Nonostante siano passati diversi giorni dal bombardamento statunitense sui siti nucleari iraniani, non è ancora chiaro quali siano stati i danni e quanto resti della capacità dell’Iran di arricchire l’uranio ed eventualmente fabbricare una bomba atomica. L’Iran non sta permettendo all’Agenzia internazionale per l’energia atomica di visitare i siti, e le dichiarazioni e le informazioni trapelate in questi giorni – spesso dettate dalla propaganda e da ragioni politiche – sono contraddittorie e poco chiare.

Per il presidente statunitense Donald Trump le capacità nucleari dell’Iran sono state «completamente e totalmente annientate», e il suo segretario della Difesa, Pete Hegseth, ha detto che l’attacco ha danneggiato «in modo significativo» il programma nucleare iraniano, «facendolo regredire di anni». Anche il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha detto che gli impianti nucleari hanno subìto «danni significativi e gravi».

Giovedì Ali Khamenei, la principale autorità politica e religiosa dell’Iran, ha detto invece che gli Stati Uniti non hanno ottenuto «nulla di significativo» con i loro attacchi. Le dichiarazioni di Khamenei fanno parte certamente dalla propaganda di regime per salvare la faccia, e il governo iraniano vorrebbe far passare il messaggio di avere subìto pochi danni per ricominciare i colloqui sul suo nucleare da una posizione di forza (i colloqui erano stati ovviamente sospesi quando Israele aveva cominciato a bombardare l’Iran, due settimane fa).