A 48 ore dai bombardamenti sui siti nucleari iraniani, Stati Uniti e Iran hanno iniziato a delineare le loro versioni ufficiali sui risultati dell'operazione americana "Martello di Mezzanotte". Washington rivendica la distruzione totale delle capacità nucleari iraniane, Teheran minimizza i danni e assicura la continuità del programma atomico, mentre Tel Aviv celebra quello che definisce un successo storico.Washington celebra la "distruzione totale" delle capacità nucleariLa prima comunicazione ufficiale è arrivata sabato 21 giugno sera (ora locale) dalla Casa Bianca. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, affiancato dal vicepresidente JD Vance e dai segretari di Stato Marco Rubio e Pete Hegseth, alla Difesa, ha annunciato in un discorso televisivo il completamento dell'operazione contro i tre siti nucleari iraniani. Il presidente ha descritto l'attacco come un successo militare spettacolare, dichiarando che "le principali strutture di arricchimento nucleare dell'Iran sono state completamente e totalmente distrutte".Il giorno seguente, domenica 22 giugno, l'amministrazione ha organizzato una conferenza stampa al Pentagono per fornire i dettagli tecnici dell'operazione. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato domenica mattina che le ambizioni nucleari dell'Iran sono state completamente eliminate, precisando però che "questa missione non è stata e non è stata orientata al cambio di regime". La precisazione era diventata necessaria dopo che il presidente israeliano Benjamin Netanyahu aveva dichiarato domenica a Fox News che l'operazione israeliana "potrebbe certamente" portare a un cambio di regime in Iran, sostenendo che il governo iraniano è "molto debole".Il cambio di regimeInizialmente lo stesso Trump aveva rifiutato un piano israeliano per assassinare la Guida Suprema Ali Khamenei, ma nel pomeriggio di domenica ha pubblicato un post sui social media che ha avvicinato la sua posizione a quella israeliana. "Non è politicamente corretto usare il termine 'regime change', ma se l'attuale regime iraniano non è in grado di rendere l'Iran di nuovo grande, perché non ci dovrebbe essere un cambio di regime? Miga!", ha scritto Trump, usando una variazione provocatoria del suo slogan elettorale ("Make Iran great again").Durante lo stesso briefing al Pentagono, il generale Dan Caine ha fornito i dettagli operativi della missione: sette bombardieri stealth B-2 Spirit hanno sganciato 14 bombe bunker-buster da 30mila libbre sui siti sotterranei di Fordow e Natanz, mentre un sottomarino ha lanciato oltre due dozzine di missili Tomahawk contro Isfahan. Caine, che è il più alto ufficiale militare degli Stati Uniti, ha dichiarato che "le prime valutazioni dei danni di battaglia indicano che tutti e tre i siti hanno subito danni estremamente gravi e distruzione", inoltre ha sottolineato che è la prima volta che vengono utilizzate in operazioni reali queste enormi bombe progettate per penetrare bunker sotterranei. Per contenere le tensioni regionali, il segretario di Stato Marco Rubio è intervenuto domenica mattina alla Cbs chiarendo che "non ci sono altre operazioni militari pianificate contro l'Iran a meno che non facciano qualche stupidaggine".Israele, che ha dato il via al conflitto con l'Iran due settimane fa, ha accolto con entusiasmo l'intervento americano. Netanyahu ha diffuso domenica una dichiarazione scritta per ringraziare pubblicamente Trump: "Congratulazioni, presidente Trump. La tua audace decisione di colpire le strutture nucleari dell'Iran con la potenza fantastica e giusta degli Stati Uniti cambierà la storia". Durante una conferenza stampa preregistrata domenica sera, Netanyahu ha affermato che gli attacchi americani hanno inflitto danni molto seri al sito di Fordow e che "stiamo avanzando passo dopo passo verso i nostri obiettivi. Siamo molto vicini al loro raggiungimento".L'Iran nega i danni sostanzialiDal fronte iraniano, l'Organizzazione per l'energia atomica dell'Iran ha comunicato domenica pomeriggio che i controlli radiologici nei tre siti colpiti non hanno registrato alcuna contaminazione. L'agenzia ha dichiarato che "dopo l'attacco illegale americano sui siti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan, i rilevamenti sul campo e i dati dei sistemi di radiazione hanno mostrato: nessuna contaminazione registrata". Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha pubblicato una dichiarazione su X, accusando gli Stati Uniti di aver “varcato la linea rossa” attaccando "le installazioni nucleari pacifiche dell'Iran", Aragchi, incontrerà Putin domani per discutere delle conseguenze dell’attacco e dei futuri equilibri regionali.La narrazione americana sull’efficacia dei raid degli Stati Uniti in Iran viene però contestata ufficialmente da Teheran. Manan Raeisi, deputato di Qom – la città più vicina all’impianto di Fordow – ha definito i danni provocati “abbastanza superficiali”, smentendo le affermazioni del presidente Donald Trump, secondo cui i bombardamenti avrebbero causato una “distruzione totale”. Il dettaglio più rilevante, però, è emerso da alcuni funzionari iraniani, che avrebbero riferito oggi a Reuters che “la maggior parte dell’uranio altamente arricchito presente nell’impianto di Fordow era stata trasferita altrove prima dell’attacco”. Se confermata, l’informazione indicherebbe che Teheran è riuscita a mettere al sicuro i materiali nucleari più sensibili.Nel frattempo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in una telefonata con l’omologo francese Emmanuel Macron, ha affermato che “gli americani devono ricevere una risposta alla loro aggressione”. Tra le ipotesi considerate da Teheran per una possibile ritorsione figurano le basi militari statunitensi in Iraq, Qatar, Emirati Arabi e Bahrein – tutte nel raggio dei missili iraniani – oppure la chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. La risposta americana non si è fatta attendere. Il Dipartimento di Stato ha emesso un “worldwide caution alert” rivolto a tutti i cittadini statunitensi all’estero; anche le basi americane presenti in Italia sono state poste in stato di massima allerta.La situazione interna iraniana è più complessa di quanto appaia: mentre il regime organizza manifestazioni anti-americane, l'opposizione rimane frammentata e molti attivisti del movimento "Donna, Vita, Libertà" del 2022 sono riluttanti a scendere in piazza durante i bombardamenti. Alcuni oppositori hanno però promesso che "dopo la fine degli attacchi alzeremo le nostre voci perché questo regime è responsabile della guerra".