Caricamento player

Dopo quattro anni di processo, la Corte d’assise di Vicenza ha condannato 11 persone a 141 anni di carcere complessivi per il grave caso di inquinamento da PFAS nelle acque delle province di Vicenza, Padova e Verona, in Veneto. Gli imputati (15 in totale, quattro sono stati assolti) erano ex dirigenti della Miteni, un’azienda chimica che aveva uno stabilimento a Trissino, nel vicentino, e che è fallita nel 2018. Le condanne, tra i 2 anni e 8 mesi e i 17 anni per ciascun imputato, sono per i reati di avvelenamento delle acque, disastro ambientale e bancarotta fraudolenta.

La Corte d’assise ha anche stabilito che alle parti civili, che sono oltre 300, spettino decine di milioni di euro in risarcimento: 58 milioni sono stati riconosciuti al solo ministero dell’Ambiente. L’organizzazione ambientalista Legambiente ha definito «storica» la sentenza.

La sigla PFAS indica le sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, utilizzate in vari settori industriali fin dagli anni Quaranta perché rendono le superfici impermeabili ad acqua e grassi, sono resistenti al calore e a molti agenti chimici, e hanno proprietà tensioattive: nei decenni sono state usate per produrre padelle antiaderenti e indumenti pensati per stare all’aperto quando piove, schiume antincendio, cosmetici e farmaci. Dai primi anni Duemila però alcuni hanno smesso di essere usati perché si sono rivelati potenzialmente cancerogeni e tossici, a seconda dell’esposizione.