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26 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 18:43
Un pugno di manager è stato condannato per il colossale inquinamento da Pfas che ha coinvolto in Veneto le falde acquifere delle province di Vicenza, Padova e Verona, anche se la politica è rimasta fuori dall’aula del processo Miteni celebrato di fronte alla Corte d’assise di Vicenza. Pene detentive pesantissime, fino a 17 anni di reclusione. Risarcimenti milionari, con la cifra massima di 58 milioni di euro concessa al ministero dell’Ambiente, che adesso dovrà mettere mano alle bonifiche. Dopo quattro anni e 130 udienze, dopo l’interrogatorio di alcune centinaia di testimoni e l’avvicendamento di circa 300 parti civili, le richieste dei pubblici ministeri sono state sostanzialmente accolte. Il dispositivo letto dalla presidente Antonella Crea, dopo sei ore di camera di consiglio, ha stabilito che l’azienda Miteni di Trissino è all’origine dello sversamento degli “inquinanti eterni”, le sostanze perfluoroalchiliche utilizzate nelle produzioni industriali, fonte di ricchezza e di lauti guadagni, ma anche causa di gravi danni alla salute per centinaia di migliaia di persone che bevevano inconsapevolmente l’acqua di casa.











