Dopo 130 udienze, si è concluso il maxi-processo di primo grado per il caso Pfas, l'immane inquinamento dell'acqua fra le province di Padova, Vicenza e Verona.
Nel pomeriggio di oggi, 26 giugno, la Corte d’assise di Vicenza, dopo 6 ore di camera di consiglio, ha condannato 11 dei 15 ex manager di Miteni finiti a giudizio, infliggendo condanne comprese fra 2 anni e 8 mesi e 17 anni e 6 mesi. Una stangata: in totale sono 141 anni. I restanti 4 imputati sono stati assolti. Disposto un risarcimento di 58 milioni al ministero dell'Ambiente e 6 milioni per la Regione Veneto.
«La sentenza di oggi della Corte d'Assise di Vicenza, che riconosce il reato di disastro ambientale doloso e avvelenamento delle acque e prescrive condanne tra gli 11 e i 17 anni ai vertici della Miteni, è un passaggio fondamentale di giustizia per le comunità venete colpite e per tutti coloro che hanno lavorato con impegno alla ricerca della verità. Fu proprio la Regione del Veneto, su mio mandato, nel 2013, a segnalare per prima alla magistratura gli effetti gravissimi e irreversibili dell'inquinamento da Pfas». Questo il commento del governatore della Regione Veneto, Luca Zaia che, ricorda, la presenza di Pfas fu scoperta «nell'ambito di una ricerca sperimentale del Cnr e del Ministero dell'Ambiente su inquinanti emergenti nei principali bacini fluviali italiani. In Veneto, gli inquinanti furono individuati nei corpi idrici della Valle del Chiampo, in corrispondenza dello stabilimento chimico Miteni di Trissino, poi rivelatosi la fonte primaria della contaminazione che ha interessato oltre 190 chilometri quadrati tra le province di Vicenza, Verona e Padova».











