Lavorava in silenzio, con dedizione e un sorriso discreto che conoscevano in molti, nei vicoli della Napoli più antica. Giovanni Scala, 57 anni, era uno di quei volti familiari che si incontrano ogni giorno tra le cucine e i cortili dei ristoranti storici, quelli dove la zuppa di cozze è un rito, non solo un piatto. Non era uno chef né un cameriere, ma una presenza preziosa e costante: puliva le cozze, sistemava gli ambienti, preparava tutto il necessario per il servizio. Lavori di contorno, ma fondamentali. Ieri sera, come tante altre volte, Giovanni si trovava in una dependance del ristorante, un piccolo laboratorio usato anche come deposito. Lì erano stoccate alcune bombole di gas. Ed è proprio da lì che, attorno alle 19, è partita l’esplosione che non gli ha lasciato scampo. Un bagliore, poi un boato assordante – «Come una bomba», hanno raccontato i residenti – ha squarciato l’aria di via Peppino De Filippo, a due passi da via Foria, nel cuore di Napoli. In pochi attimi, il ristorante è stato sventrato, la facciata del palazzo ha ceduto, e il corpo di Giovanni è rimasto sepolto sotto le macerie per circa tre ore. Solo dopo l’intervento di una pala meccanica è stato possibile recuperarlo.
Chi era Giovanni Scala, morto a Napoli nell'esplosione in via De Filippo provocata da una fuga di gas: puliva le cozze nel ristorante
Aveva 57 anni e lavorava nel locale dove, in un laboratorio, c'è stata la fuga di gas della bombola che ha provocato la violenta deflagrazione alle spalle di via Foria






