"E’ crollata una montagna". La frase con cui l’artista Mino Maccari commentò la morte, nel 1958, dello scrittore e amico Enrico Pea calza anche per Alvise Lazzareschi, cavatore e imprenditore. Alvise è scomparso sabato sera, nella sua casa di Colonnata, all’età di 67 anni (ne avrebbe compiuti 68 il prossimo 23 luglio). Era titolare di due cave (Olmo e Z). Nato a Torino "per sbaglio", come amava dire, è vissuto da 0 a 28 anni a Colonnata, nella casa di famiglia, con una breve parentesi di circa 3 anni a Genova, dove si era iscritto all’università (Giurisprudenza) dopo gli studi al Classico Repetti di Carrara. Ma Alvise è stato a lungo anche a Massa, nel suo palazzo di piazza Mercurio, fino a poco più di dieci anni fa quando decise di tornare nel suo paese di origine e nella casa dei suoi avi. A Colonnata, pur mantenendo la struttura originale, ha trasformato la storica abitazione in qualcosa di unico, grazie anche al suo marmo e alla sua fantasia. Ed è lì, tra i suoi monti, il suo marmo e i suoi gattoni neri, che Alvise ci ha lasciato, circondato dagli affetti più cari: la compagna Emanuela, le figlie Giulia, Fabiola e Cecilia, i suoi nipoti e la sorella Lucrezia.

Alvise Lazzareschi era tanta roba, anzi, una... tonnellata di roba, per usare una espressione a lui cara, quella con cui identificava i cavatori. "Un cavatore – diceva – conosce una sola unità di misura. Se ama, ama ‘a tonnellate’, se odia, detesta, combatte o fa gli auguri di compleanno, segue lo stesso ordine di grandezza". Possiamo definirlo un ‘cavatore intellettuale’, senz’altro un istrione nel senso buono del termine: si è sempre interessato di poesia, letteratura, arte, cinema e musica, in particolare la lirica. A Parigi, pochi anni fa, all’interno del Louvre, ha tenuto una conferenza per spiegare il legame tra Michelangelo e il marmo di Carrara. Era anche scrittore. Due i libri pubblicati: nel 2016 ’La casa del colonnello’ (Rizzoli editore) e nel 2021 ‘L’evoluzione del gusto’, un’opera dedicata all’arte culinaria. Alvise s’intendeva di vini e di buona cucina. Indimenticabili le sue feste nel giardino e nella casa di Colonnata, o nel palazzo di piazza Mercurio a Massa. Ogni volta sorprendeva tutti con trovate geniali, simpatiche, con idee che lì per lì sembravano stravaganti ma che si portavano dietro generosità, divertimento, cultura e una grande voglia di vivere. Una volta, per far salire in vetta un ragazzo sulla sedia a rotelle, che non poteva vivere quell’esperienza, noleggiò un elicottero. Alvise aveva tanti amici, ma c’erano quelli di una cerchia ristretta con cui ha avuto un rapporto quasi fraterno, così come con i suoi cavatori. Proprio alle feste e alle cene ho avuto anch’io il privilegio di conoscerlo e poi di intervistarlo varie volte. Alle feste partecipavano spesso anche letterati, artisti e musicisti, che talvolta si... esibivano. Era molto conosciuto, un po’ dappertutto, per il suo lavoro e per quello che faceva lontano dalle cave. In un noto ristorante sopra Pietrasanta c’è un quadro che lo raffigura.