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25 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:17
La mano appoggiata sul Muro del Pianto, indosso i colori d’Israele, lo Stato che ha promesso di proteggere fino alla morte ma che gli serve per proteggere se stesso dai guai giudiziari interni e internazionali. Benjamin Netanyahu, di fronte alle pietre sacre della religione ebraica, giura che i suoi pensieri, le sue preghiere, sono tutti per la “salute del presidente degli Stati Uniti Donald Trump“. Perché se si crede alla provvidenza, l’elezione del tycoon ne è stata per lui la più fulgida dimostrazione: in calo di consensi, con le inchieste giudiziarie che non gli danno tregua, con l’onta del non essere riuscito a impedire il massacro di Hamas del 7 ottobre 2023 e raggiunto anche da un mandato d’arresto internazionale, l’arrivo del nuovo inquilino alla Casa Bianca ha rappresentato per il leader del Likud un’ancora di salvezza. Gli ha tolto di dosso la pressione, seppur molto limitata, della precedente amministrazione, lo ha protetto dalla giustizia internazionale e dalle denunce delle Nazioni Unite e gli ha permesso di portare avanti indisturbato l’unica cosa che può mantenerlo al potere: la guerra.












