Aumentano i crateri e la distruzione in Iran e Israele, che non fanno concessioni sul terreno e continuano a scambiarsi salve di micidiali missili con l'obiettivo di bucare le rispettive difese, mentre la diplomazia cerca di porre un freno alla guerra sui tavoli di Ginevra. Per Benyamin Netanyahu, l'obiettivo resta il medesimo: fermare il nucleare dell'Iran, «con o senza il contributo di Trump». E il capo di stato maggiore dell'Idf Eyal Zamir ha invitato gli israeliani a prepararsi a una «campagna prolungata» contro la Repubblica islamica. Prevedendo «giorni difficili» per la popolazione, che intanto subisce la risposta iraniana con la distruzione portata dai bombardamenti su Tel Aviv, Beer Sheba e di Haifa, importante porto e centro industriale dello Stato ebraico.
Israele, capo Idf: prepararsi a una campagna prolungata contro l'Iran
Nel frattempo il mondo spera nella diplomazia per fermare il bagno di sangue che a Gaza prosegue senza sosta: almeno 60 i morti nell'ultima giornata, 31 uccisi dal fuoco israeliano vicino ai centri di distribuzione degli aiuti. L'ennesimo strage silenziosa dei palestinesi nella Striscia. La difesa di questi ultimi giorni dall'Iran "è una sfida diversa da quelle che abbiamo conosciuto finora», ha riconosciuto Zamir. Come ormai è abitudine da una settimana, gli israeliani infatti si sono svegliati con le sirene dell'antiaerea, ancora una volta risuonate a Beer Sheva, nel sud, all'indomani dell'attacco che ha colpito l'ospedale Soroka della città. All'alba, un singolo missile balistico iraniano ha provocato un'ingente devastazione, colpendo un parcheggio vicino a edifici residenziali con diversi appartamenti distrutti, veicoli in fiamme, facciate di edifici e balconi crollati. Sette i feriti, mentre le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato di aver attaccato una sede di Microsoft perché accusato di «collaborare» con l'esercito israeliano.












