TEL AVIV - La kippah azzurra in testa, stesso colore della nazional-cravatta che indossa sempre, Benjamin Netanyahu è entrato nella città vecchia di Gerusalemme per pregare davanti alle pietre più sacre per l’ebraismo. È la seconda volta in dieci giorni che si piega, quanto sta durando per ora la campagna militare contro gli ayatollah. All’inizio, il bigliettino lasciato in mezzo alle fessure tra i massi squadrati di marmo bianco che formano il Muro del Pianto riecheggiava il nome dato all’operazione «Leone che sorge», così la scrittura del primo ministro esalta «il popolo che si alza come una leonessa, e come un leone si solleva» (citazione dalla Bibbia). Mentre ieri accompagnato dalla moglie Sara ha pregato per la salute di Donald Trump.