TEL AVIV- «Alle sette e trenta di questa mattina sono uscito per comprare un po’ di cibo, mentre tornavo a casa sono partire le sirene e dopo qualche minuto si è sentito un boato molto, molto forte. Tutte le stanze della casa hanno tremato, io e mia moglie ci siamo rifugiati nella safe room e abbiamo aspettato che l’attacco finisse».
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A parlare, dalla sua casa a nord di Tel Aviv, l’area della città più colpita ieri mattina dai missili iraniani, non è un cittadino qualunque, ma Efraim Halevy, 90 anni, 40 passati nel Mossad, i servizi segreti israeliani di cui è stato il capo dal 1998 al 2002. È stato ambasciatore presso l’Unione Europea, è stato a capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano sotto il primo ministro Ariel Sharon, inviato di cinque Primi Ministri israeliani (Shamir, Rabin, Netanyahu, Barak e Sharon) ed è è riconosciuto per il suo contributo alla stipula del trattato di pace tra Israele e Giordania. «Molti, molti anni fa avevamo ottimi rapporti con l’Iran, prima che i leader religiosi prendessero il potere nel 1979, è un paese in cui ho viaggiato molto dopo essere stato reclutato dal Mossad».
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