Le stelle, cantava Vasco, stanno in cielo. Alcune volte si trovano anche sulla carta della più prestigiosa delle guide gastronomiche. Altre volte, invece, sono solo virtuali: brillano nelle cucine e nelle sale dei ristoranti, ma non sono riconosciute e certificate. Locali come Borgia, Abba, Procaccini e DanielCanzian sono già nel gotha della ristorazione, pur senza astri riconosciuti dalla Rossa. Apprezzati da chi ama la grande cucina e i locali di sostanza, offrono esperienze uniche e meritano di essere scoperti e raccontati meglio. Prendiamo ad esempio Borgia, elegante, fine e accogliente ristorante in via Washington. Il suo chef è il talentuoso Giacomo Lovato, varesino schivo e riservato, che fa alta cucina contemporanea e creativa con influenze internazionali, in particolare francesi, e ha un forte accento sulla stagionalità e una grande sensibilità per gli ingredienti vegetali. Perché questo indirizzo non ha la stella? Mistero. Dispone di una ventina di coperti in spazi enormi su più livelli, infarciti di arte e di influenze energeticamente zen.
Un servizio attentissimo per niente impettito, panificati di alto livello, carta vini affatto scontata, un menu Psiche unico nel suo genere (viene scelto dallo chef dopo un test attitudinale che il cliente compila e che viene analizzato da Edoardo Borgia, psicologo e patron). E poi ci sono i menù Identità, complesso e di grande impatto, e Natura, totalmente vegetale, con un'intensità e una struttura che non ha nulla da invidiare a un percorso a base carne. Lovato prepara un tagliolino in brodo di trota affumicata che è una bomba. Lo stesso si può dire del risotto con ristretto di funghi e mantecato con mirtilli rossi, un piatto che vale il viaggio.







