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Mosca e Pechino condannano l'operazione. Il Cremlino: gravi danni alle relazioni

Dopo l'attacco statunitense ai siti iraniani scricchiolano numerose certezze. Tranne una: il da farsi, in Medioriente, non si decide in Europa ma altrove; sul canale privilegiato Washington-Tel Aviv da un lato, e su quello Mosca-Brics dall'altro. Dalle reazioni del Vecchio Continente emerge infatti un sentimento di emarginazione, se non di frustrazione. Trump era stato chiaro qualche ora prima: "L'Iran non vuol parlare con l'Europa, ma con noi". Poi i bombardamenti, decisi quando in Svizzera gli europei pensavano ancora di poter cavare ragni da un buco che conteneva uranio tra le montagne degli ayatollah.

Il primo faccia a faccia del Vecchio Continente con la Repubblica islamica dall'inizio della crisi con Israele c'era stato venerdì a Ginevra: nulla di fatto, con Francia, Germania, Regno Unito e Ue a ribadire la contrarietà all'atomica, e l'Iran il diritto a difendersi e a sviluppare un nucleare pacifico. Ieri i leader Ue in formato E3 hanno invitato Teheran a non intraprendere azioni che possano destabilizzare la regione e impegnarsi in negoziati. Ma sale la preoccupazione. Londra conferma di non esser coinvolta negli attacchi dell'alleato, smentendo che Washington abbia chiesto l'uso della base britannica a Diego Garcia, isola dell'Oceano Indiano, come contro lo Yemen. Prove di smarcamento. Ma il premier Starmer non esclude che Londra possa intervenire a sostegno degli Usa in nome dell'art. 5 della Nato se subissero un contrattacco. Informata con "congruo anticipo" dei raid Usa, ha ammesso ieri Starmer, per cui "non si potrà permettere all'Iran di sviluppare armi nucleari", è iniziata la corsa degli europei a valutare rischi di prospettiva. Starmer ha assolto gli Stati Uniti, "intervenuti per ridurre la minaccia" per poi riunire a Londra il comitato Cobra e pianificare interventi di emergenza, evacuazioni incluse. A Parigi, Macron ha convocato il Consiglio Difesa e Sicurezza spiegando che "una risposta strettamente militare" non può risolvere il conflitto Iran-Israele. Ha parlato con il presidente iraniano Pezeshkian invitandolo a riprendere i colloqui. Ma nei vari tavoli governativi, qualcuno ieri ha pure considerato l'ipotesi di regime change non più tabù. E oggi a Parigi parlerà Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo Scià di Persia. Conferenza stampa. Luogo segreto.