Persone stordite dall'esplosione colossale emergono dai rifugi come fantasmi alle otto del mattino di domenica in un quartiere residenziale di Tel Aviv.
Le forze di sicurezza le accompagnano lontano dalle macerie, per timore dei crolli. Il missile balistico lanciato dall'Iran insieme con altre decine di altri poche ore dopo l'attacco degli stealth Usa a tre siti nucleari ha disintegrato due palazzine del quartiere densamente popolato di Ness Ziona, danneggiando gravemente anche una grande casa di assistenza per anziani.
'C'è stata un'esplosione enorme. Tutto ha tremato. Non so cosa sia successo', racconta un uomo in lacrime, cercando di rendersi conto della devastazione, a pochi passi dai muri piegati dalla detonazione, il ferro dei pilastri rimasto nudo dopo che l'onda d'urto ha risucchiato tutto il cemento. 'Quando vedi il danno causato da un solo missile è davvero spaventoso, questi che sparano le guardie rivoluzionarie non sono come i razzi di Hamas e Hezbollah. Un missile è caduto vicino casa mia, ha provocato una distruzione gigantesca, ma dopo un primo momento non sento che la mia sicurezza personale sia stata compromessa, perché capisco che siamo nel mezzo di una grande campagna militare e che è parte della realtà', spiega razionalizzando Roei, un quarantenne di Tel Aviv. 'Mi ha spaventato molto sentire le esplosioni così vicine, ma dopo qualche ora sono tornato alla mia routine. La verità è che mi preoccupa molto di più l'incertezza economica. Sono contento che gli Stati Uniti abbiano attaccato, perché forse questo accorcerà la guerra, ci permetterà di tornare al lavoro. Penso che avremmo dovuto affrontare questa minaccia molto tempo fa, ma l'importante è che sia stato fatto, spero che minacce simili non si ripresentino più in futuro. Quando si vede l'azione dell'Idf dopo il 7 ottobre si ha la sensazione che si possa essere forti e non crollare', argomenta Roei.














