Il rombo dei bombardieri israeliani, i boati, le macerie degli edifici colpiti e il suono delle sirene dei soccorsi che sfrecciavano per le strade di Teheran, hanno svegliano stanotte gli iraniani. Sconvolti dai vasti raid israeliani ma lacerati tra la paura e il timore da un lato e un sentimento di gioia e speranza dall'altro.

Diverse persone hanno criticato duramente Israele. Ma altri pensano che, in seguito ai raid e alla morte di diversi ufficiali militari alcuni dei quali avevano avuto un ruolo nella dura repressione delle proteste iraniane, si sia accesa la speranza di un cambio di regime.

Il sostegno a Israele sui social media ha provocato la reazione della polizia informatica iraniana, che ha avvertito che chiunque pubblichi post di questo tenore rischia dai sei ai dodici anni di carcere. Anche i servizi segreti delle Guardie Rivoluzionarie hanno minacciato ritorsioni contro chi contribuisce a creare incertezza o appoggia le reti israeliane sui social media.

L'attivista politico Hossein Ronaghi, sulla sua pagina Instagram, ha puntato il dito contro le autorità anche per questa stretta: "Oltre alla povertà, il governo ha imposto questa guerra agli iraniani attraverso le sue politiche cieche e avventurose". Ed ha aggiunto che l'Iran non è solo la Repubblica Islamica, ma anche il popolo che non vuole la guerra, ma che invece aspira alla libertà, alla ricostruzione del proprio Paese e a una vita normale.