"Non vogliamo la guerra, ma speravamo che il conflitto rappresentasse un punto di svolta e contribuisse a frenare la repressione del governo.

La guerra ha concretizzato gli obiettivi degli Usa, dei suoi alleati occidentali e regionali e di Israele, ma non ha portato nulla agli iraniani, come la libertà. Ora quello che ci resta sono solo le macerie lasciate dalle bombe". Ziba, una pittrice iraniana di 28 anni, parla con lo sguardo basso. Si dice sollevata della tregua ma anche delusa. Sperava in qualcosa di più. In quella svolta che molti nel suo Paese attendono da tempo e in cui avevano sperato, pronti a sopportare anche i raid dei caccia israeliani. "Ci restano solo rovine", ribadisce indicando con gli occhi i cumuli di calcinacci di un palazzo crollato sotto le bombe.

Gli iraniani sono dilaniati tra il sollievo per l'annuncio del presidente Masoud Pezeshkian sulla fine della 'Guerra dei 12 giorni', e lo scetticismo: c'è chi non crede che il cessate il fuoco sarà definitivo e chi non vede, ancora una volta, un futuro diverso per il Paese. Dopo 11 notti trascorse a scrutare il cielo per paura dell'arrivo dei jet israeliani e le raffiche di ordini dell'Idf di evacuare da un quartiere all'altro, martedì si sono comunque svegliati tirando un sospiro di sollievo. E i tanti costretti nei giorni scorsi a lasciare la città, in cerca di località più sicure, hanno iniziato a pianificare il ritorno a casa. Sperando di trovarla ancora intatta. "Ci guardavamo scioccati ascoltando i notiziari che annunciavano l'intesa. Siamo ancora increduli", racconta una coppia spiegando di essere rimasta gelata quando, nelle prime ore della giornata, si parlava di violazioni del cessate il fuoco, sia di Israele sia dell'Iran: "E' stata una giornata lunghissima, le ore non passavano mai, fino all'annuncio del presidente".